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Augusto Franzoj, un eroe salgariano
Da Mazzini al socialismo: «Non sono schiavo di nessuno, io, nemmeno della libertà!» «Non
sono schiavo di nessuno, io, nemmeno della libertà!». La
vita di Augusto Franzoj, da questa celebre frase al cruento, insolito
suicidio premendo contemporaneamente il grilletto di due pistole
puntate alle tempie è tutta allinsegna dellesagerazione.
Tipica di uno scapigliato di fine Ottocento, un maledetto
nel senso più vero del termine. Unesistenza contraddistinta
dal coraggio, dai grandi ideali libertari e dalla delusione, emblema della
generazione che visse le speranze prima, e le contraddizioni poi, del
Risorgimento tradito. Tra gli episodi che delineano il personaggio è sintomatico quello dei cinque duelli in cinque giorni: a Torino alcuni ufficiali in polemica con il giornale rivoluzionario Il Ficcanaso, che aveva in Franzoj una delle firme più pungenti, fanno irruzione in tipografia e malmenano un compositore. Franzoj li raggiunge alla birreria Prussia, afferra cinque berretti militari dallattaccapanni e li sbatte sulla tavola imbandita dove gli ufficiali stanno cenando. Si guadagna così cinque sfide a duello che onorò con successo: «Ebbero tutti il fatto loro» racconterà in seguito. Nella sua esistenza ebbe modo di conoscere e di farsi apprezzare da Emilio Salgari, nel corso di una conferenza a Verona, e Arthur Rimbaud durante una spedizione (1886) verso i laghi equatoriali dellAfrica. Dopo unesplorazione in Amazzonia (1899) si ritira a San Mauro Torinese, dove si sposa e diventa padre. Nel 1904 lascia il partito repubblicano e aderisce, ma senza prendere la tessera, a quello socialista; in una memorabile lettera motiva così la sua decisione: «Non sono schiavo di nessuno, io, neppure della libertà!». Poi, nel 1911, il suicidio. Sulla sua tomba si legge: «Con le sue azioni e i suoi scritti onorò lItalia ben meritando lincondizionato elogio di Giosuè Carducci».
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