Indietro | Homepage | Vercelli | Provincia | Sport | Lettere al Direttore | Annunci

I personaggi storici de "La Sesia"

Augusto Franzoj, un eroe salgariano

FranzojCinque duelli in cinque giorni.

Da Mazzini al socialismo: «Non sono schiavo di nessuno, io, nemmeno della libertà!»

«Non sono schiavo di nessuno, io, nemmeno della libertà!». La vita di Augusto Franzoj, da questa celebre frase al cruento, insolito suicidio – premendo contemporaneamente il grilletto di due pistole puntate alle tempie – è tutta all’insegna dell’esagerazione. Tipica di uno scapigliato di fine Ottocento, un “maledetto” nel senso più vero del termine. Un’esistenza contraddistinta dal coraggio, dai grandi ideali libertari e dalla delusione, emblema della generazione che visse le speranze prima, e le contraddizioni poi, del Risorgimento tradito.
Nato a San Germano (Vercelli) nel 1848, appena diciottenne abbandona la famiglia benestante per affrontare una vita spericolata: cospirazioni, prigione militare, un tentativo di suicidio, collaborazioni con giornali rivoluzionari, denunce, processi, duelli, l’esilio in Svizzera, condanne in contumacia, carcerazione, altri duelli, confino, ingenti multe, esplorazioni africane. Un personaggio dalla vita avventurosa, intensa e rabbiosa contro le ingiustizie. A Ginevra, nel 1875, sul giornale socialista “La Plebe” scrive “Lettera di un emigrato”, articolo in cui se la prende con tutto e con tutti. Con le immoralità del governo italiano, con le prepotenze fiscali dalle quali si sentiva costretto a fuggire, con i suoi detrattori. «Crederanno di poter dormire tranquilli. Sciocca speranza!!».

Tra gli episodi che delineano il personaggio è sintomatico quello dei cinque duelli in cinque giorni: a Torino alcuni ufficiali in polemica con il giornale rivoluzionario “Il Ficcanaso”, che aveva in Franzoj una delle firme più pungenti, fanno irruzione in tipografia e malmenano un compositore. Franzoj li raggiunge alla birreria Prussia, afferra cinque berretti militari dall’attaccapanni e li sbatte sulla tavola imbandita dove gli ufficiali stanno cenando. Si guadagna così cinque sfide a duello che onorò con successo: «Ebbero tutti il fatto loro» racconterà in seguito. Nella sua esistenza ebbe modo di conoscere e di farsi apprezzare da Emilio Salgari, nel corso di una conferenza a Verona, e Arthur Rimbaud durante una spedizione (1886) verso i laghi equatoriali dell’Africa. Dopo un’esplorazione in Amazzonia (1899) si ritira a San Mauro Torinese, dove si sposa e diventa padre. Nel 1904 lascia il partito repubblicano e aderisce, ma senza prendere la tessera, a quello socialista; in una memorabile lettera motiva così la sua decisione: «Non sono schiavo di nessuno, io, neppure della libertà!». Poi, nel 1911, il suicidio. Sulla sua tomba si legge: «Con le sue azioni e i suoi scritti onorò l’Italia ben meritando l’incondizionato elogio di Giosuè Carducci».

 

 


Indietro | Homepage | Vercelli | Provincia | Sport | Lettere al Direttore | Annunci


© 2002-2003 La Sesia il giornale di Vercelli e Provincia - La Sesia s.r.l. - Via Quintino Sella 30 - 13100 Vercelli
Tel. 0161 250748 (4 linee ricerca aut.) Fax 0161 212505 - Casella postale 230 - Scrivi alla Sesia