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I personaggi storici de "La Sesia"

Modesto Cugnolio

ModestoAl fianco dei più deboli.

“Se otto ore vi sembran poche”. Si canta così nelle risaie vercellesi nel 1906: le otto ore lavorative sono quelle contenute nella proposta di legge presentata al Parlamento dall’onorevole socialista Modesto Cugnolio. Per ottenerle i lavoratori delle risaie vercellesi, mondine in testa, scendono in piazza, coricandosi sulle rotaie bloccano i treni che trasportano crumire venete destinate a sostituire le scioperanti, affrontano processi e condanne. Accanto a loro - in un’occasione persino dietro le sbarre - c’è sempre quell’avvocato figlio della borghesia vercellese, Modesto Cugnolio, che, nel 1898, aveva fatto la sua scelta di campo: farsi portavoce delle istanze del proletariato agricolo e battersi per migliorare le condizioni di vita dei dannati delle risaie. Cugnolio fu la voce e la guida dei contadini vercellesi: difese i lavoratori e i militanti sindacali finiti sotto processo per aver scioperato, fondò (il 24 marzo 1901) la Camera del Lavoro di Vercelli, fu anima, ma anche attento mediatore, nelle agitazioni del 1906 per la conquista delle otto ore. E molte caratteristiche del socialismo vercellese portano l'impronta di questo borghese illuminato: l’anticlericalismo, il rifiuto della violenza e dell’estremismo come prassi di lotta politica, la forte tensione etica per migliorare le condizioni dei lavoratori. I sindacalisti della Camera del lavoro organizzarono scioperi, ma anche massicce campagne di alfabetizzazione, contribuendo a creare forti legami di solidarietà tra i lavoratori, al punto che, alle agitazioni sindacali del 1906, aderirono non solo i lavoratori agricoli, ma anche muratori, garzoni, falegnami, e, tra le oltre cento persone che subirono il processo per gli scioperi di San Germano Vercellese, c’era pure una maestra.

Cugnolio aveva un carattere tenace, corretto, cordiale e rispettoso sia degli amici che degli avversari. Ma anche indipendente: nella sua attività di parlamentare tenne una condotta politica non sempre in linea con quella ufficiale del vertice Socialista: infatti, non farà strada all’interno del suo Partito. Morì a Roma il 18 marzo del 1917 una settimana dopo aver pronunciato il suo ultimo intervento a favore della classe agricola. Riferiscono le cronache dell’epoca, che, tanto a Vercelli quanto a Roma, non si parlò mai di lui come un nemico per quanto aspre fossero state le divergenze politiche; fu sempre visto come un uomo che diede opera, intelletto e cuore alla causa del pubblico bene.

 

 


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