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- D'ARTAGNAN CONTINUA A FAR FIGLI IN RISAIA Se il calcio è stato una meteora che ha infiammato la passione dei vercellesi per alcuni lustri, la scherma, forse per un misterioso 'virus' che alberga nelle nostre risaie, non ha mai cessato di lesinare vittorie e soddisfazioni alle lame della Pro: dagli inizi del secolo fino alle recenti Olimpiadi di Sidney. E se Vercelli fu definita a suo tempo l'Università del calcio italiano, la scherma procurò uguale fama alla nostra città, creando quell'ambiente un po' paesano forse, ma spiritualmente attrezzato per la formazione, costante nello svolgersi del tempo, di magnifici schermidori. Il merito di avere posto le basi di questa scuola spetta sicuramente al maestro Giuseppe Cavanna, creatore, quando il ventesimo secolo doveva ancora vedere l'alba, di uno stuolo di allievi e di formidabili atleti, quasi tutti giovani provenienti dalle famiglie aristocratiche cittadine: alcuni avrebbero proseguito nella disciplina, altri sarebbero stati attirati da altri sport (il calcio su tutti).
I pionieri? Aldera, Mossotti, Guidetti, Bosetti, Trinchero, Luigi Bozino (sì, proprio lui, il papà della Pro Vercelli di qualche lustro dopo), i fratelli Francesco e Marcello Bertinetti, Carluccio Fortina, Baldo Mazzucchelli (pioniere dell'aviazione di inizio secolo), Carluccio Gallardi, Piero Lucca. Erano i tempi in cui Vercelli si faceva promotrice e organizzatrice di magnifiche riunioni accademiche che attiravano i più bei nomi della scherma italiana e internazionale. L'ultimo allievo di Cavanna fu Francesco Visconti che ne raccolse l'eredità artistico-spirituale e ne continuò l'insegnamento: un umile operaio, dal fisico minuto ma perfettamente idoneo, col bernoccolo della scherma, sport di cui ebbe modo di assimilare in modo rapido e profondo lo spirito. Ebbe una carriera dilettantistica breve ma luminosa: consacrato maestro giovanissimo (nonostante le 'tentazioni' prima della ginnastica e poi del calcio) ebbe modo di incrociare i ferri con Aldo Nadi e il capostipite dei Mangiarotti. Poi l'insegnamento che lo portò a diventare il depositario e il perpetuatore della scuola schermistica vercellese. Con lui nacque la gloria purissima di Candido Sassone, un nobilissimo purosangue, un atleta imbattuto, protagonista di memorabili sfide sulle pedane di tutto il mondo, in Europa e in America: dopo essere passato di vittoria in vittoria, di trionfo in trionfo, destando ovunque stupore, ammirazione, gioia, diletto per la sua grande arte, Candido Sassone decise troppo presto di lasciare Vercelli per attraversare l'Oceano e proseguire nelle Americhe la sua missione.
Su queste
solidissime basi si consolidò nei decenni successivi il patrimonio
di gloria della scherma vercellese, testimoniato dagli innumerevoli successi
conquistati non soltanto a livello italiano, ma anche in campo internazionale:
europei, mondiali, Olimpiadi. Da Alfredo Pezzana a Gino Cantone, la meteora
che nel pieno della maturità fisica e sportiva, dopo avere vinto
l'oro individuale (unico atleta vercellese a conquistare un simile traguardo)
nella spada ai giochi olimpici di Londra nel 1948, decise di sbattere
la porta, di lasciarsi alle spalle successi e trionfi per dedicarsi al
riscatto agricolo in Brasile. Per non parlare dei Bertinetti, dal papà
Marcello al figlio Franco al nipote Cito: una famiglia di ciclopi dello
sport, pari a quella dei Nadi, dei Mangiarotti, dei Montano che da sempre
hanno saputo e sanno proporre sulle pedane del mondo campioni impareggiabili.
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