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I PREMI DELLA BONTA' 2003 - LVII EDIZIONE

Pubblico strabocchevole e partecipe
Attimo per attimo
il pomeriggio
dedicato ai Premi

Il Teatro Civico scoppiava di gente, mercoledì dell’Immacolata, al 58° appuntamento con i Premi di Bontà della Sesia: vercellesi, ma anche persone venute da fuori provincia, da Palermo, Napoli, Pisa, Torino, Biella. Ad accoglierli, fuori dal Teatro, i carabinieri in alta uniforme (grazie al Comando provinciale: un pensiero gentile e apprezzato).
Sul palco il sindaco Andrea Corsaro, il presidente della Sesia Fernandita Gaio, il prefetto Leonardo Cerenzìa, il consigliere regionale Luca Pedrale, l’assessore provinciale Francesco Zanotti, il sindaco di San Giuliano Terme (Pi) Paolo Panattoni.
Numerose le autorità civili, militari e religiose presenti in sala. In rappresentanza dell’Arcivescovo, assente per un impedimento improvviso, don Osvaldo Carlino, presidente Caritas; il questore Francesco Perucatti, il tenente dei Carabinieri Natale Grasso, il capitano della Guardia di Finanza Alessandro Pellegrini, il comandante dei Vigili del fuoco, ing. Mariano Guarnera e il comandante del Gruppo forestale, col. Pier Luigi Macco.
L’Amministrazione comunale era rappresentata anche dagli assessori Roberto Scheda, Ketty Politi e Giovanni Mazzeri; da alcuni consiglieri: Mietta Baracchi Bavagnoli (FI), Ercole Fossale (Lega), Andrea Pacella (Ds), Mariapia Massa (Lista Massa), Sergio Cucco (Verdi). C’erano i sindaci di Trino Giovanni Ravasenga, di Cigliano Giovanni Corgnati, di Saluggia Franco Barbero e di Cavaglià, Augusta Bortolotto Aiassa. Quindi il parroco di Livorno Ferraris, don Luigi Comin e il presidente dell’Ordine degli Architetti Vittorio Brunetti.
Apre la cerimonia l’Inno Nazionale: la platea segue la musica e lo canta.
“Ci sono tante belle persone – esordisce il prefetto nel suo saluto -. E’ la quarta volta che partecipo, volentieri, a questa cerimonia: si premiano persone che hanno dato molto per gli altri e non è un caso che questa celebrazione coincida con l’Immacolata, giorno in cui cominciano le festività di Natale. Natale è il simbolo della bontà, dell’amicizia, della fratellanza, della solidarietà. Auguro che i Premi di Bontà vadano avanti per sempre, perché c’è sempre bisogno di persone buone”. Si parte.
Non c’è Giuseppina Matzuzi Leone, di Saluggia: è morta nella notte, stroncata dalla sua malattia. Il pubblico la saluta prima con un applauso, alzandosi in piedi, poi con un minuto di silenzio. Il suo premio (Giuseppe Fasciola), viene consegnato da Vanna Fasciola Alesina al sindaco di Saluggia, Franco Barbero.
E’ il primo cittadino di Vercelli, invece, a consegnare il “Giulio Restano e Pierina Restano Avalli” ad Anna Bottero Nardin, Vercelli; per lei anche una simpatica sorpresa: un mazzo di fiori, enorme, dalle
I giovani del Gruppo Missionario Belvedere ricevono da Ausilia Baracco Greppi il “Francesco (Ceciu) Greppi”.
Poi, un altro simpatico e vivace gruppo: sono gli atleti “diversamente abili” dell’Associazione sportiva Rosablu, che hanno disegnato uno striscione per Nicoletta Storchio (Premio Ermanno e Rita Restano, consegnato da Guglielmo Restano); parole semplici e grandi: “Sei buona come il pane”. Momenti spontanei, inattesi, gioiosi.
Ma i Premi di Bontà raccontano anche storie drammatiche: come quella di Marco Verdigi, 23 anni, di San Giuliano Terme (Pi), morto quest’estate a Marina di Pisa dopo aver salvato due bambini che stavano per affogare. Sul palco, per ricevere il Premio “Avv. Gino Rosso”, salgono i suoi genitori: Carla e Andrea Verdigi. Il prefetto Cerenzìa, chiamato alla consegna, chiede al sindaco di San Giuliano di avvicinarsi e invita il pubblico del Civico a un applauso “che faccia cadere il Teatro”: vuole che gli amici toscani portino a casa il calore dei vercellesi. “Marco era figlio unico - ricorda Cerenzìa – non ha esitato a sacrificare la sua vita per quella di due bambini; voleva fare il paracadutista, ora ha tutto il cielo a sua disposizione”. Il sindaco Panattoni ringrazia il Tribunale della Bontà e la Sesia, ma anche la famiglia di Marco: “Il suo è stato un grande gesto di bontà: lo ha fatto senza pensare ai suoi interessi personali, cioè alla sua vita”.
La bontà è fatta anche di tanti piccoli gesti, magari non richiesti, per nulla scontati. Come quelli che compie Massimo Quintini di Vercelli (Premio Emilia Restano e Loepoldo Candeli, consegnato da Tino Candeli). O l’Associazione di Volontariato di Borgovercelli (Premio Dott. Siro Nai, consegnato da Luca Pedrale). O Salvatore (Salvo) Imperiale, di Palermo (Premio Elena Reale, consegnato da Katina Conturbia Reale), che ha atteso la maggiore età per essere autorizzato a donare il fegato al padre e sarebbe stato disponibile, non appena ripresosi da quell’intervento, a donare il midollo alla madre affetta da leucemia (glielo darà una sorella). Ora il padre sta meglio, Salvatore ha trovato un lavoro e studia, anche. Lui si stupisce del premio. Possiamo chiamarlo coraggio? Naturalmente, ma bisogna avercelo.
Da Livorno Ferraris arriva la storia di Maria Formia Mezzalama (Premio Geom. Nicolò Cambria, consegnato da Carla Gaiano Cambria), la nonnina che è ancora anima del gruppo parrocchiale; e da Moncalieri quella di Pier Giorgio Gili (Premio Gen. Cesare Scheda, consegnato da Roberto Scheda), ideatore dei Progetti «Insieme» e «Accanto» per i parkinsoniani.
Da Cigliano la grande storia quotidiana di Fortunato Regis (Premio Mariagrazia Sarasso, consegnato da Eugenio Sarasso); da Vercelli le note degli strumenti del “Cubana Music Club” (LVIII “Pierino Gallardi”, consegnato da Fernandita Gaio).
Un breve intervallo con i gospel dei bravissimi Black Harmony non spezza né rovina l’atmosfera, anzi: la corrobora. Poi la cerimonia prosegue raccontando di Giovanni Fossarello, Trino (Premio Piera Vaccino nata Veglia, consegnato da Giovanni Mario Vaccino, che dona a Fossarello un libro da lui scritto sulla guerra partigiana); di Emanuela Piccinini, Olcenengo, vedova da poco, 2 figli e tanti animali di cui curarsi (Premio Prof. Nino Marinone, consegnato da Maria Gabutti Marinone). E con il ricordo di Ferruccio Cantoni, Gattinara (Premio Donata Delpiano, consegnato da Corrado Delpiano e ritirato dalla sorella di Ferruccio, Giovanna).
Insieme all’attività di Vincenzo Scudieri, napoletano ideatore del sito “Epilepsy Now” (Premio Riccardo Restano, consegnato da Giorgio Restano), conosciamo la storia di Cristiano Murru, il bimbo di 3 anni, di Cagliari, orfano di padre, malato di una gravissima forma di epilessia, al quale la Fondazione Cassa di Risparmio dona 3 mila 500 euro; a cui si aggiungono altri 500 euro dalle Donne di Porta Torino. E la vita dedita al volontariato di Caterina Bottino, Palazzolo (Premio Dott. Paolo Gorgio Tagliabue, consegnato da Elverino Tagliabue).
Poi due gesti eroici: quelli di Enrico Gugliano, Crescentino (Premio “Ten. Francesco Malinverni, consegnato da Alessandra Szegoe) e di Andrea Nisi, Cavaglià (Premio Ferdinanda Rosetta Aldone, consegnato da Gianluca Aldone): entrambi non hanno esitato a mettere a rischio la propria vita, gettandosi rispettivamente nelle acque del Po e della Dora Baltea per salvare quella di altri.
Luciana Cenviti Brugnetta, Vercelli (Premio Rita e Francis Lombardi, consegnato da Franca Lombardi), maestra in pensione, ora insegna alle detenute come si lavora a maglia; mentre Caterina Fassio, Cigliano (Premio Dott. Giulio Sambonet, consegnato ai genitori Giulia e Francesco da Giuseppe Mortara, presidente Unione Industriale Vercelli-Valsesia) è da anni missionaria in Mozambico.
Chiude una bella “banda” di giovani: gli animatori dell’Oratorio dei Cappuccini (VII “Cecco Leale”) premiati da Serena Leale, Cesare Losa, Christian Bobbola, Carlo Petruzziello e Furio Graziano.
E sulle note di «Va pensiero» se ne vanno anche i Premi 2004.

Corsaro:
non servono troppe parole per illustrare la bontà


“E’ la 58ª edizione di una manifestazione che ha i requisiti del grande evento; questa sala gremita è il segno che questa celebrazione è sentita nell’animo delle persone”: così il sindaco di Vercelli, Andrea Corsaro, oratore ai Premi di Bontà 2004, si è rivolto al numeroso pubblico che mercoledì si è radunato al Teatro Civico, portando il saluto dell’Amministrazione comunale alla città e a quanti venivano da fuori.
La bontà non ha bisogno di parole, ha ricordato il Sindaco. “Ma in un momento in cui, ogni giorno apprendiamo di tanti episodi di violenza e cattiveria – ha sottolineato l’avvocato Corsaro – bisogna raccontare di chi, senza strumentalizzazioni, opera per il bene altrui”.
“E’ rara, è rara la vera bontà. Che non va confusa con la gentilezza, la pietà, l’indulgenza, la clemenza; è forse parente con la carità, ma è una cosa diversa. La vera bontà è un modo di essere, quella estrema può addirittura dare fastidio, perché confrontarvisi è difficile”.
Il significato di bontà: prima vengono gli altri. Praticarla: impegnarsi per allontanare le cose non buone, spendendosi per gli altri in modo disinteressato.
Citando quanto scritto sugli inviti alla cerimonia, il Sindaco ha quindi voluto ricordare il significato della manifestazione: “La bontà nel tessuto della vita e nel mondo del lavoro”.
Poi Corsaro si è rivolto al Tribunale della Bontà (di cui, quest’anno, essendo stato eletto primo cittadino, è entrato a far parte): “Ho apprezzato e ammirato il suo lavoro insieme allo spirito dell’assegnazione di questi premi: sono rivolti a persone che senza obbligazioni morali o giuridiche o di altra sorta, hanno compiuto atti, anche con casi estremi, che sono sinceri slanci di cuore. Grazie”.

mi.gi.



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