| Il
Teatro Civico scoppiava di gente, mercoledì dell’Immacolata,
al 58° appuntamento con i Premi di Bontà della Sesia:
vercellesi, ma anche persone venute da fuori provincia, da Palermo,
Napoli, Pisa, Torino, Biella. Ad accoglierli, fuori dal Teatro,
i carabinieri in alta uniforme (grazie al Comando provinciale: un
pensiero gentile e apprezzato).
Sul palco il sindaco Andrea Corsaro, il presidente della Sesia Fernandita
Gaio, il prefetto Leonardo Cerenzìa, il consigliere regionale
Luca Pedrale, l’assessore provinciale Francesco Zanotti, il
sindaco di San Giuliano Terme (Pi) Paolo Panattoni.
Numerose le autorità civili, militari e religiose presenti
in sala. In rappresentanza dell’Arcivescovo, assente per un
impedimento improvviso, don Osvaldo Carlino, presidente Caritas;
il questore Francesco Perucatti, il tenente dei Carabinieri Natale
Grasso, il capitano della Guardia di Finanza Alessandro Pellegrini,
il comandante dei Vigili del fuoco, ing. Mariano Guarnera e il comandante
del Gruppo forestale, col. Pier Luigi Macco.
L’Amministrazione comunale era rappresentata anche dagli assessori
Roberto Scheda, Ketty Politi e Giovanni Mazzeri; da alcuni consiglieri:
Mietta Baracchi Bavagnoli (FI), Ercole Fossale (Lega), Andrea Pacella
(Ds), Mariapia Massa (Lista Massa), Sergio Cucco (Verdi). C’erano
i sindaci di Trino Giovanni Ravasenga, di Cigliano Giovanni Corgnati,
di Saluggia Franco Barbero e di Cavaglià, Augusta Bortolotto
Aiassa. Quindi il parroco di Livorno Ferraris, don Luigi Comin e
il presidente dell’Ordine degli Architetti Vittorio Brunetti.
Apre la cerimonia l’Inno Nazionale: la platea segue la musica
e lo canta.
“Ci sono tante belle persone – esordisce il prefetto
nel suo saluto -. E’ la quarta volta che partecipo, volentieri,
a questa cerimonia: si premiano persone che hanno dato molto per
gli altri e non è un caso che questa celebrazione coincida
con l’Immacolata, giorno in cui cominciano le festività
di Natale. Natale è il simbolo della bontà, dell’amicizia,
della fratellanza, della solidarietà. Auguro che i Premi
di Bontà vadano avanti per sempre, perché c’è
sempre bisogno di persone buone”. Si parte.
Non c’è Giuseppina Matzuzi Leone, di Saluggia: è
morta nella notte, stroncata dalla sua malattia. Il pubblico la
saluta prima con un applauso, alzandosi in piedi, poi con un minuto
di silenzio. Il suo premio (Giuseppe Fasciola), viene consegnato
da Vanna Fasciola Alesina al sindaco di Saluggia, Franco Barbero.
E’ il primo cittadino di Vercelli, invece, a consegnare il
“Giulio Restano e Pierina Restano Avalli” ad Anna Bottero
Nardin, Vercelli; per lei anche una simpatica sorpresa: un mazzo
di fiori, enorme, dalle
I giovani del Gruppo Missionario Belvedere ricevono da Ausilia Baracco
Greppi il “Francesco (Ceciu) Greppi”.
Poi, un altro simpatico e vivace gruppo: sono gli atleti “diversamente
abili” dell’Associazione sportiva Rosablu, che hanno
disegnato uno striscione per Nicoletta Storchio (Premio Ermanno
e Rita Restano, consegnato da Guglielmo Restano); parole semplici
e grandi: “Sei buona come il pane”. Momenti spontanei,
inattesi, gioiosi.
Ma i Premi di Bontà raccontano anche storie drammatiche:
come quella di Marco Verdigi, 23 anni, di San Giuliano Terme (Pi),
morto quest’estate a Marina di Pisa dopo aver salvato due
bambini che stavano per affogare. Sul palco, per ricevere il Premio
“Avv. Gino Rosso”, salgono i suoi genitori: Carla e
Andrea Verdigi. Il prefetto Cerenzìa, chiamato alla consegna,
chiede al sindaco di San Giuliano di avvicinarsi e invita il pubblico
del Civico a un applauso “che faccia cadere il Teatro”:
vuole che gli amici toscani portino a casa il calore dei vercellesi.
“Marco era figlio unico - ricorda Cerenzìa –
non ha esitato a sacrificare la sua vita per quella di due bambini;
voleva fare il paracadutista, ora ha tutto il cielo a sua disposizione”.
Il sindaco Panattoni ringrazia il Tribunale della Bontà e
la Sesia, ma anche la famiglia di Marco: “Il suo è
stato un grande gesto di bontà: lo ha fatto senza pensare
ai suoi interessi personali, cioè alla sua vita”.
La bontà è fatta anche di tanti piccoli gesti, magari
non richiesti, per nulla scontati. Come quelli che compie Massimo
Quintini di Vercelli (Premio Emilia Restano e Loepoldo Candeli,
consegnato da Tino Candeli). O l’Associazione di Volontariato
di Borgovercelli (Premio Dott. Siro Nai, consegnato da Luca Pedrale).
O Salvatore (Salvo) Imperiale, di Palermo (Premio Elena Reale, consegnato
da Katina Conturbia Reale), che ha atteso la maggiore età
per essere autorizzato a donare il fegato al padre e sarebbe stato
disponibile, non appena ripresosi da quell’intervento, a donare
il midollo alla madre affetta da leucemia (glielo darà una
sorella). Ora il padre sta meglio, Salvatore ha trovato un lavoro
e studia, anche. Lui si stupisce del premio. Possiamo chiamarlo
coraggio? Naturalmente, ma bisogna avercelo.
Da Livorno Ferraris arriva la storia di Maria Formia Mezzalama (Premio
Geom. Nicolò Cambria, consegnato da Carla Gaiano Cambria),
la nonnina che è ancora anima del gruppo parrocchiale; e
da Moncalieri quella di Pier Giorgio Gili (Premio Gen. Cesare Scheda,
consegnato da Roberto Scheda), ideatore dei Progetti «Insieme»
e «Accanto» per i parkinsoniani.
Da Cigliano la grande storia quotidiana di Fortunato Regis (Premio
Mariagrazia Sarasso, consegnato da Eugenio Sarasso); da Vercelli
le note degli strumenti del “Cubana Music Club” (LVIII
“Pierino Gallardi”, consegnato da Fernandita Gaio).
Un breve intervallo con i gospel dei bravissimi Black Harmony non
spezza né rovina l’atmosfera, anzi: la corrobora. Poi
la cerimonia prosegue raccontando di Giovanni Fossarello, Trino
(Premio Piera Vaccino nata Veglia, consegnato da Giovanni Mario
Vaccino, che dona a Fossarello un libro da lui scritto sulla guerra
partigiana); di Emanuela Piccinini, Olcenengo, vedova da poco, 2
figli e tanti animali di cui curarsi (Premio Prof. Nino Marinone,
consegnato da Maria Gabutti Marinone). E con il ricordo di Ferruccio
Cantoni, Gattinara (Premio Donata Delpiano, consegnato da Corrado
Delpiano e ritirato dalla sorella di Ferruccio, Giovanna).
Insieme all’attività di Vincenzo Scudieri, napoletano
ideatore del sito “Epilepsy Now” (Premio Riccardo Restano,
consegnato da Giorgio Restano), conosciamo la storia di Cristiano
Murru, il bimbo di 3 anni, di Cagliari, orfano di padre, malato
di una gravissima forma di epilessia, al quale la Fondazione Cassa
di Risparmio dona 3 mila 500 euro; a cui si aggiungono altri 500
euro dalle Donne di Porta Torino. E la vita dedita al volontariato
di Caterina Bottino, Palazzolo (Premio Dott. Paolo Gorgio Tagliabue,
consegnato da Elverino Tagliabue).
Poi due gesti eroici: quelli di Enrico Gugliano, Crescentino (Premio
“Ten. Francesco Malinverni, consegnato da Alessandra Szegoe)
e di Andrea Nisi, Cavaglià (Premio Ferdinanda Rosetta Aldone,
consegnato da Gianluca Aldone): entrambi non hanno esitato a mettere
a rischio la propria vita, gettandosi rispettivamente nelle acque
del Po e della Dora Baltea per salvare quella di altri.
Luciana Cenviti Brugnetta, Vercelli (Premio Rita e Francis Lombardi,
consegnato da Franca Lombardi), maestra in pensione, ora insegna
alle detenute come si lavora a maglia; mentre Caterina Fassio, Cigliano
(Premio Dott. Giulio Sambonet, consegnato ai genitori Giulia e Francesco
da Giuseppe Mortara, presidente Unione Industriale Vercelli-Valsesia)
è da anni missionaria in Mozambico.
Chiude una bella “banda” di giovani: gli animatori dell’Oratorio
dei Cappuccini (VII “Cecco Leale”) premiati da Serena
Leale, Cesare Losa, Christian Bobbola, Carlo Petruzziello e Furio
Graziano.
E sulle note di «Va pensiero» se ne vanno anche i Premi
2004.

Corsaro:
non servono troppe parole per illustrare la bontà
“E’ la 58ª edizione di una manifestazione che ha
i requisiti del grande evento; questa sala gremita è il segno
che questa celebrazione è sentita nell’animo delle
persone”: così il sindaco di Vercelli, Andrea Corsaro,
oratore ai Premi di Bontà 2004, si è rivolto al numeroso
pubblico che mercoledì si è radunato al Teatro Civico,
portando il saluto dell’Amministrazione comunale alla città
e a quanti venivano da fuori.
La bontà non ha bisogno di parole, ha ricordato il Sindaco.
“Ma in un momento in cui, ogni giorno apprendiamo di tanti
episodi di violenza e cattiveria – ha sottolineato l’avvocato
Corsaro – bisogna raccontare di chi, senza strumentalizzazioni,
opera per il bene altrui”.
“E’ rara, è rara la vera bontà. Che non
va confusa con la gentilezza, la pietà, l’indulgenza,
la clemenza; è forse parente con la carità, ma è
una cosa diversa. La vera bontà è un modo di essere,
quella estrema può addirittura dare fastidio, perché
confrontarvisi è difficile”.
Il significato di bontà: prima vengono gli altri. Praticarla:
impegnarsi per allontanare le cose non buone, spendendosi per gli
altri in modo disinteressato.
Citando quanto scritto sugli inviti alla cerimonia, il Sindaco ha
quindi voluto ricordare il significato della manifestazione: “La
bontà nel tessuto della vita e nel mondo del lavoro”.
Poi Corsaro si è rivolto al Tribunale della Bontà
(di cui, quest’anno, essendo stato eletto primo cittadino,
è entrato a far parte): “Ho apprezzato e ammirato il
suo lavoro insieme allo spirito dell’assegnazione di questi
premi: sono rivolti a persone che senza obbligazioni morali o giuridiche
o di altra sorta, hanno compiuto atti, anche con casi estremi, che
sono sinceri slanci di cuore. Grazie”.
mi.gi.
|